Perché abbiamo paura del cambiamento?

Perché abbiamo paura del cambiamento?

CAMBIAMENTO COPPIA

Tempo fa, durante un seminario sul cambiamento, l’insegnante fece un invito ai suoi allievi:
“Chi teme il cambiamento, alzi la mano”.
Nessuno mosse un muscolo.

Poi domandò:
“Chi pensa che il suo compagno di fila abbia paura del cambiamento, alzi la mano”.
Come forse già immagini, la alzarono tutti.

Questo ci dice molte cose:
Che, probabilmente, tutti abbiamo paura del cambiamento, ma non vogliamo ammetterlo.
Che non possiamo nasconderci dietro un dito, perché le persone intorno a noi ci fanno da specchio e notano le nostre paure. Probabilmente le scorgono ancora maggiormente se noi cerchiamo di nasconderle con atteggiamenti che simulano una sicurezza che non sentiamo.
Che, forse, conviene accettare la nostra paura del cambiamento e dichiararla fin da subito.

A questo punto, la dichiaro io per primo:
“Ho paura del cambiamento”.
(Ora, prima di proseguire la lettura, fallo anche tu, magari davanti allo specchio. Non preoccuparti, non ti vede nessuno ed è tanto liberatorio).

Perché abbiamo paura del cambiamento?
La lista dei motivi potrebbe essere infinita:
Perché ho costruito intorno a me una zona di comfort che non vorrei abbandonare.
Perché ho raggiunto un equilibrio, magari di basso livello, nella mia vita e ho paura che, una volta perso, non riuscirei più a ritrovarlo.
Perché ho imparato ad accettare me stesso (o, forse, mi sono semplicemente rassegnato a me stesso) e ho paura di non riconoscermi più se cambio.
E i miei amici, colleghi, parenti? Mi accetteranno ancora se cambio (ammesso e non concesso che lo facciano adesso)?
Ora la mia vita ha un ordine, una struttura, dei rituali rodati. Se cambio, riuscirò a mantenerli?
Adesso ho delle certezze su di me e sulla mia vita. Sulla strada del cambiamento scorgo una nebbia che nasconde l’orizzonte. Cosa troverò?
Ho paura che nel cambiare avrei paura (sì, esiste anche la paura della paura. Noi esseri umani non ci priviamo di nulla…).

A tutti questi timori, le persone che vivono un rapporto di coppia, ne aggiungono altre:
Il mio partner mi vorrà ancora bene, se cambio?
Vorrà ancora stare con me?
E io, lo vorrò ancora? O prenderò una strada troppo differente, incompatibile con ciò che lui è?
Saremo ancora una coppia o diventeremo troppo differenti e ci allontaneremo l’uno dall’altra?

Davanti a queste paure, non c’è un’unica risposta; anche perché uomini e donne spesso desiderano tutto e il contrario di tutto dai loro partner di vita.
Ricordi “Cara ti amo”, la canzone di Elio e le Storie Tese?

Ecco un paio di righe rivelatrici:
Lei: -Non cambi mai…
Lui: -Sono quello che sono.

Dopo un po’:
Lui: -Ecco, sono cambiato.
Lei: -Non ti riconosco più! Non sei più quello di una volta!

Queste frasi, che ci fanno ridere proprio perché ci riconosciamo anche troppo in esse, rivelano sia il desiderio di cambiare, sia la paura di farlo.
Rivelano sia le nostre aspirazioni nel rapporto di coppia, sia gli errori che compiamo e che ci impediscono di realizzarle.
Per prima cosa, ci rendiamo conto che qualcosa non va nella nostra relazione, ma pretendiamo che a cambiare per primo sia l’altro e poi, forse, noi (non cambi mai…).
Poi, quando l’altro manifesta una qualche trasformazione (ecco, sono cambiato) ci spaventiamo o ci irritiamo o protestiamo (non ti riconosco più! Non sei più quello di una volta!).

Perché?
Innanzi tutto, perché vogliamo spesso governare noi il cambiamento, nostro e del partner.
Desideriamo che il nostro compagno cambi, ma come?

  • Nella direzione che desideriamo per star meglio noi e non in una che lo allontani da noi.
  • Nella misura da noi desiderata. Non troppo, altrimenti diventa una persona troppo diversa, e non lo riconosciamo più come la persona che abbiamo scelto (e che ci ha scelto). Non troppo poco, altrimenti significa che non ci ama abbastanza per modificare abitudini e atteggiamenti che ci infastidiscono.

Questi paletti che poniamo nel cambiamento di coppia nascondono, molto male, come un elefante sotto il tappeto del soggiorno, le paure che ho elencato all’inizio dell’articolo:

  • La paura di allontanarsi reciprocamente.
  • La paura di non essere più accettati dal partner, una volta che siamo cambiati.
  • La paura di non volere più quel partner, una volta che il nostro cambiamento è compiuto.

Ti do una brutta notizia: il cambiamento non funziona così.
Non possiamo controllare il cambiamento evolutivo.
Possiamo solo decidere di dare il via al cambiamento e poi affidarci con fiducia alla volontà del nostro Sé superiore perché lo indirizzi per il massimo bene possibile, sia per noi, sia per il nostro partner, sia per la coppia.

Queste ultime parole cambiano tutta la prospettiva del cambiamento di coppia.

All’inizio, noi desideriamo che il partner cambi per il nostro benessere individuale, per ridurre certe sofferenze che proviamo nel rapporto con lui/lei.
Non mi apre più la portiera della macchina? Allora non tiene più a me.
Guarda le altre donne mentre siamo insieme? Allora non vengo più scelta da lui tra mille com’era una volta.
Non chiede il mio parere nelle questioni che lo riguardano o, peggio, che riguardano noi come coppia? Allora significa che non conto nulla, che non mi stima.
È sempre nervosa e sgarbata? Mi considera un fallito.

E si potrebbe continuare a lungo.

Cerchiamo allora di cambiare il suo comportamento.
Come?
Con metodi diretti: facendogli notare che il suo comportamento è sbagliato, che ci irrita, che ci manca di rispetto, che ci fa soffrire.
Con metodi indiretti: manipolandolo in vari modi (con le moine, con il sesso, con i paragoni con gli altri) per ottenere da lui/lei ciò che desideriamo.
L’effetto collaterale è che l’altra persona sente di dover cambiare non per se stessa o per la coppia, ma per far star meglio noi.
Questa percezione si rafforzerà nel tempo e le farà provare un risentimento crescente verso di noi: sentirà che si sta sacrificando o limitando per il nostro benessere e questo la farà allontanare da noi.

Coltiveremo l’illusione di controllare il suo cambiamento, ma in realtà stiamo inconsapevolmente pilotando il rapporto verso una crisi potenzialmente distruttiva.

Come faccio a saperlo? Naturalmente per averlo vissuto in prima persona in passate relazioni, insieme a tante altre persone che conosco.
Per esempio, Giorgio stava insieme con Silvia e il loro rapporto era, apparentemente, buono.
Silvia però criticava Giorgio per una serie di abitudini che la irritavano.
Quali?
Arrivava spesso in ritardo.
Non faceva le cose che lei voleva (fare la spesa, gettare la spazzatura, aiutarla in qualche faccenda) nei momenti giusti (per lei).
Era distratto quando lei parlava.
Coltivava interessi diversi dai suoi.
La sua soluzione a questi problemi?
Criticarlo e rimproverarlo quando non faceva qualcosa; correggerlo spesso quando faceva qualcosa, ma non nel modo giusto (secondo lei).
Il risultato?
Giorgio si percepiva sbagliato e sentiva che Silvia lo considerava come un elettrodomestico difettoso da dover aggiustare.
Iniziò allora a guardarsi in giro per vedere se qualche altra donna lo trovasse giusto così com’era…
Immaginate già come sono andate a finire le cose, vero?

Il rapporto migliora e superiamo la paura del cambiamento quando il nostro obiettivo si trasforma: dallo stare meglio io allo stare meglio noi, insieme, in un rapporto vincere/vincere.
Come possiamo vivere questo tipo di cambiamento di coppia? Più costruttivo e che conduca la relazione a un livello superiore, invece che a una potenziale frattura?
Se ti interessa scoprirlo, resta sintonizzata su questo blog e esploreremo quest’argomento insieme in un prossimo articolo.
Nel frattempo, se questo brano ti è piaciuto, condividilo con il tuo social network preferito.
Hai domande, dubbi, commenti?
Postali qui sotto, nei commenti.
Ti risponderò meglio che posso e così offriremo un servizio utile a tutto il gruppo per fornire conoscenze modellate sulle esigenze quotidiane di tutti noi.

A presto

Francesco

PS: l’immagine dell’articolo è di Elena Corsi, illustratrice e terapeuta in collaborazione con entità angeliche. Trovi altre informazioni sul suo lavoro qui.

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Commenti

  1. […] Avvertenza per il lettore: questo articolo è il seguito di “Perché abbiamo paura dl cambiamento?” che trovi qui. […]

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