Il dilemma dei porcospini ovvero come puoi vivere la passione intellettuale nella coppia?

Il dilemma dei porcospini ovvero come puoi vivere la passione intellettuale nella coppia?

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Come fanno l’amore i porcospini? Con molta attenzione.
Questa vecchia battuta, ormai usurata, racconta molto di noi e del modo in cui ci relazioniamo con i nostri simili.
Siamo tutti dei porcospini, che ricercano il contatto intimo con i loro simili e nello stesso tempo lo temono, per la sofferenza emotiva che ci può procurare.
Questa condizione umana ha ispirato Schopenhauer a descrivere il dilemma del porcospino:

“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.”

Per il filosofo, piuttosto misogino e misantropo di suo, questa distanza si trova nella cortesia e nelle buone maniere (di cui egli non era particolarmente dotato). Per lui, con questa distanza media, il bisogno di reciproco calore non era pienamente soddisfatto, ma in compenso non si soffriva delle spine altrui. Chi possiede molto calore interno, conclude Schopenhauer, preferisce rinunciare alla società (e ai rapporti umani) per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli.

Come tutte le parabole, essa contiene dei punti di verità, colorati dalla personalità di chi l’ha ideata.
Nel caso del filosofo tedesco, la sua incapacità di coltivare rapporti umani sereni, soprattutto con il sesso opposto, lo ha condotto probabilmente a un senso di illusoria superiorità verso i suoi simili e a ritenersi una persona dal grande calore interno che ha trasceso il bisogno delle relazioni umane.
Più probabilmente, per lui e anche per noi, se coltiviamo pensieri di questo genere, si tratta di un atteggiamento simile a quello della volpe con l’uva della favola. L’appetitosa uva era fuori della sua portata e allora lei, per darsi un tono di superiorità, la disprezzava a parole, dicendola acerba.

Quante volte, noi, come Schopenhauer, abbiamo svalutato o criticato le persone dell’altro sesso perché non eravamo desiderati o accettati da loro come avremmo voluto?
Abbiamo allora sviluppato una corazza mentale che serviva ad anestetizzare le delusioni sentimentali per mezzo di un artificiale senso di superiorità.
Abbiamo forse, come la volpe, criticato ciò che non potevamo assaporare: il caldo e intimo piacere che si trova nella condivisione con un partner.
Ci siamo forse cullati nell’illusione di essere un porcospino dotato di un immenso calore interiore, sufficiente ad essere autonomi; abbiamo finto con noi stessi che i rapporti intimi servissero a persone meno autosufficienti di noi; persone che avevano ancora dei bisogni emotivi che noi avevamo ormai trasceso.

Quando riusciamo a osservare dall’esterno queste dinamiche interiori, proviamo forse un po’ di tristezza verso noi stessi e le nostre piccolezze, ma abbiamo guadagnato una comprensione non solo emotiva, ma anche mentale sui rapporti uomo – donna.
Siamo pronti a vivere una storia su almeno tre piani: fisico, emotivo e mentale.

Ho già parlato delle gioie della comunione fisica e di quella emotiva. Come queste possono essere accresciute da quella mentale?
La mente può essere un ostacolo all’unione o il terzo filo che la rende più salda.
Da sola, può mantenere il rapporto superficiale: legato solo a interessi intellettuali o al raggiungimento di obiettivi che, razionalmente, i due non possono raggiungere individualmente (figli, reddito soddisfacente).
Insieme agli altri due fili, quelli emotivi e fisici, può colmare la vita comune di inedite ricchezze.
Nell’intelletto non vi è spazio solo per la razionalità, ma anche per la passione.
Una condivisione differente da quella dei sentimenti che si fondono e dei corpi che si abbracciano, ma altrettanto intensa.
Hai mai gioito nel sentire che una tua idea, una tua visione del mondo, la tua percezione della realtà fosse condivisa dal tuo partner?
Hai mai assaporato il piacere intellettuale di stare mano nella mano davanti a un quadro di Klimt, un film di Kubrick, una scultura di Bernini?
Hai mai gioito nello scambiarti opinioni, sensazioni, punti di vista, dopo la lettura di un libro importante per entrambi, che vi ha comunicato un brivido metafisico lungo la schiena, che ha cambiato il vostro modo di percepire l’esistenza?
Se hai vissuto una o più di queste esperienze, hai conosciuto la passione che può essere comunicata dai vostri intelletti, dalla condivisione delle vostre menti.

Forse, per molti di noi, la mente rappresenta la linea di minor resistenza per avvicinare l’altra persona senza la paura di essere punti dai suoi aculei.
Un contatto fisico precoce o una condivisione di emozioni e sentimenti può esporci al timore di essere feriti. In questo caso, possiamo avvicinarci, prudentemente, attraverso un iniziale incontro intellettuale: per mezzo degli interessi comuni, di uno svago da condividere, di uno scambio di idee, opinioni, visioni del mondo.
Questo avvicinamento graduale di due mondi può aiutare entrambi a entrare in confidenza con l’universo dapprima mentale, poi anche emotivo e fisico dell’altra persona.
Grazie alla mente possiamo entrare in rapporto con la stessa gradualità di chi prende l’acqua entrando in un mare fresco d’estate.
Un’avvertenza a tutti i porcospini in ascolto: non fermatevi a un rapporto intellettuale per paura di diventare troppo intimi. Iniziare da questo per superare le diffidenze reciproche è evolutivo; rimanere fermi nel rapporto a questo livello troppo a lungo, per paura di una condivisione più profonda, diventa involutivo.

Anzi, troppo spesso noi vediamo il nostro gioco di far roteare le tre palle, che rappresentano le nostre relazioni a livello fisico, emotivo e mentale, come un problema o un lavoro difficoltoso.
Iniziamo a considerarlo come tre possibilità diverse che ci vengono donate per approfondire la relazione.
Scegliamo inizialmente quella di minima resistenza; quella che ci permettere di riprendere un rapporto raffreddatosi per colpa di screzi o di una monotona routine col minor sforzo possibile.
Può essere per mezzo di un sorriso, di una carezza, di un abbraccio, di un amplesso amoroso?
Può accadere grazie alla condivisione di un sentimento o di un disagio emotivo sul lavoro?
Può avvenire attraverso lo scambio di opinioni riguardanti argomenti e passioni comuni?
Accade spontaneamente o lo provochiamo noi?
Non ha importanza. L’essenziale è che avvenga.
Da questo contatto ripartiamo. Poi espandiamo questa iniziale condivisione dal livello mentale (o fisico, o emotivo, è uguale) agli altri centri di coscienza.
In questo modo espandiamo questo contatto permeando, gradualmente e senza forzare, i livelli di maggiore esistenza, quelli più congelati dalla lunga inattività.

Diventiamo così porcospini intraprendenti che, con il giusto equilibrio di desiderio e prudenza, esplorano i tanti modi in cui la nostra coscienza può fondersi, per divenire una coppia su più piani di esistenza.

A presto,

Francesco

Ps: l’illustrazione dell’articolo è di Elena Corsi, artista e consulente per mezzo delle energie angeliche. Puoi andarla a trovare cliccando qui.

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