I tre profumi della primavera

I tre profumi della primavera

Einblatt, Spathiphyllum

Tutti i pleniluni dell’anno sono importanti, poiché conducono all’apertura di altrettanti portali che ci predispongono a sintonizzarci sulle frequenze spirituali.
Tra essi, ve ne sono tre che condividono una vibrazione speciale: quelli primaverili di aprile, maggio e giugno.
Hai mai notato come in primavera, dopo un leggero acquazzone, sembrano risvegliarsi differenti note odorose che vanno a comporre profumi unici e irripetibili?
In un certo senso, è ciò che accade in ognuno dei tre pleniluni primaverili.
I loro bouquet diffondono con i loro effluvi anche sensazioni di ripresa delle energie vitali, rinnovarsi di forze credute scomparse per sempre, una disponibilità nuova verso il futuro (sempre ignoto, ma più incoraggiante del solito).

Se scegliamo consapevolmente di essere ricettivi e coltivare un atteggiamento meditativo nei cinque giorni (da due giorni prima del plenilunio a due dopo) di ognuno di questi portali potremmo fare delle scoperte interiori.

Il plenilunio dell’Ariete, ad aprile, porta con sé la volontà di tornare alla vita, con la fine dell’inverno.
Esso è accompagnato dal profumo delle viole, che accolgono il ritorno sulla Terra di Persefone, figlia della dea della Terra, Demetra. Persefone passa i mesi da ottobre a marzo nei regni inferiori, insieme ad Ade, e porta con sé la rinascita del Sole e della vita ad aprile, insieme alle viole, simbolo dunque di rinascita e resurrezione (Pasqua).
Ciò che ha l’opportunità di risorgere durante questo plenilunio è il nostro Cristo interiore, che così può infondere di sé l’intera personalità.

Il plenilunio del Toro, si accompagna invece alle le rose di maggio: i simboli della rosa sono innumerevoli come le stelle in una notte limpida. Qui ne evoco due: la luminosa Bellezza e la sua compagna interiore, l’illuminazione spirituale. Tra i Rosacroce, infatti, la rosa a cinque petali era simbolo del compimento (i primi quattro petali) e del divenire (il quinto). Il compimento di uno specifico stadio di illuminazione e l’inizio di un nuovo sentiero da percorrere.
Chi può rappresentare questo processo meglio di chi si illuminò, secondo la leggenda, proprio sotto il segno del Toro?
Egli fu il Buddha e proprio a lui è dedicata questa festa del plenilunio di maggio: il Wesak.
Il significato esoterico di questa celebrazione annuale è celato in un’antica leggenda riguardante la morte del Buddha.
In essa si narra che il Maestro, abbandonato il corpo fisico, avendo raggiunto il traguardo dell’evoluzione umana, avrebbe potuto abbandonare la ruota delle esistenze e dissolversi nel Nirvana.
Il suo amore per l’umanità era però così grande che decise di rimandare la beatitudine finale fino a quando tutti i componenti dell’umanità sofferente avrebbero potuto fare altrettanto.
Egli sarebbe ancora in attesa, sul limitare di questo sublime stato di coscienza, ad aspettarci tutti, come una madre attende l’ultimo dei suoi pargoli ritardatari.
Dietro a questa romantica mitologia vi sono, al solito, molti annebbiamenti astrali, ma anche una profonda verità esoterica.
Troviamo certamente l’eco dell’attaccamento dei discepoli a un grande maestro, e il timore di averlo perso per sempre; l’annebbiamento del conseguimento divino ultimo e definitivo, oltre il quale l’evoluzione della coscienza terminerebbe. Abbiamo invece ormai compreso che un Maestro di quinta iniziazione è un’entità che continua comunque a progredire, sulla Via dell’Evoluzione superiore. La sua esistenza continua in sfere di attività e di servizio per noi indescrivibili e inconcepibili.
È però una realtà esoterica che l’entità che era chiamata il Buddha non abbia ancora abbandonato l’anello invalicabile del Logos planetario, ossia il campo di attività e di influenza del nostro pianeta.
Ogni anno, durante il Wesak, si presta a fare da canale tra Shamballa e la Gerarchia dei Maestri, per trasmettere le energie superiori di vita.
Queste energie vengono poi distribuite dal Cristo a quei discepoli avanzati che sono in grado di recepirle e da essi diffuse all’umanità. Ciò accadrà fin quando il Buddha e il Cristo non passeranno ad altri incarichi e allora questo compito sarà continuato da altre grandi entità spirituali.

La terza festa, a giugno, è quella che ci riguarda più direttamente.
È la festa della Buona Volontà, durante il plenilunio dei Gemelli. È la festa dello spirito dell’umanità che aspira a Dio e cerca di conformarsi alla sua Volontà: è consacrata allo sviluppo dei giusti rapporti umani (così necessari al giorno d’oggi). È il momento in cui abbiamo la possibilità di riconoscere la natura spirituale del genere umano. È una festa di profonda invocazione, di aspirazione alla fratellanza, di unità spirituale. In essa si può manifestare nella coscienza umana l’effetto dell’opera congiunta di Cristo e Buddha, simboleggiata dalle due feste precedenti.
Il suo profumo? Quello del giglio che vedete nell’illustrazione dell’articolo: simbolo della volontà di Bene degli esseri umani. Questa si esprime con la pace interiore che, espandendo nel mondo il suo effluvio, diviene armonia nei rapporti umani.

Come possiamo sfruttare al meglio queste opportunità?
Per esempio, compiendo una meditazione specifica durante i cinque giorni di ogni plenilunio (il giorno del plenilunio, i due precedenti e i due seguenti).
Una meditazione in cui cerchiamo di visualizzare il fiore corrispondente, percepirne il profumo e sentire che nasce in noi la corrispondente qualità.

Poi, nelle situazioni della nostra vita, cerchiamo di immaginare come agiremmo se quella qualità fosse già come un fiore pienamente sbocciato in noi, accompagnato dalla sua fragranza profumata… e sforziamoci di agire così.
Questo sforzo consapevole è il modo più veloce di sviluppare pienamente questo attributo.

Vi è poi un altro modo per celebrare interiormente queste tre portali energetici: con l’uso della Grande Invocazione.
Come? Non la conosci?
Allora te ne parlerò in un prossimo articolo.
A presto
Un abbraccio

Francesco

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Commenti

  1. Donatella scrive:

    Ringrazio Francesco per questo importante articolo!
    E’ molto esaustivo e contiene informazioni utili che ho potuto integrare con quelle acquisite attraverso studi di antroposofia e attraverso pratiche yoggiche proprio nell’ambito della celebrazione della Wesak che coincide con il plenilunio nel segno del Toro.
    Al riguardo posso esprimere la seguente considerazione: se si è alla ricerca di espandere sempre più la consapevolezza della propria evoluzione spirituale, è molto importante dedicare attenzione a questi precisi momenti dell’anno, perché le frequenze vibrazionali che provengono dal cosmo hanno una grande influenza sull’essere umano e più ci si predispone alla ricezione dei messaggi cosmici, più si può avere lo sviluppo delle qualità dell’anima nel suo pensare, sentire e volere.

    • Francesco scrive:

      Ciao Donatella,

      Sono contento che tu abbia trovato utile il mio articolo.
      Prossimamente mi piacerebbe approfondire l’argomento parlando della Grande Invocazione, un importante testo per favorire la nostra evoluzione che, non casualmente, è stato donato all’umanità alla fine della seconda guerra mondiale.
      Esso può essere usato, per favorire la nostra trasformazione interiore, anche nella meditazione dei pleniluni.
      Un saluto e un abbraccio
      Francesco

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